Asparagi bianchi di Bassano

Asparago bianco di Bassano DOP

area di produzione

L'asparago bianco di Bassano è un ortaggio pregiato appartenente alla famiglia delle Liliacee. Nel Bassanese, ove la terra è particolarmente vocata ed il clima mite e ventilato, la coltura dell'asparago ha storia antica.

Nel novembre 2007 l'Asparago bianco di Bassano ha ottenuto la DOP, Denominazione di Origine Protetta, marchio europeo che identifica i prodotti locali che presentano particolari caratteristiche di qualità e tipicità.

L'asparago bianco di Bassano DOP ha le seguenti caratteristiche: colore bianco, lunghezza tra i 18 e i 22 centimetri e diametro centrale minimo di 11 mm, turioni ben formati, dritti, interi con apice serrato, teneri e non legnosi, di aspetto e odore freschi. Vengono venduti in mazzi da un Kg o 1,5 Kg, tutti uniformi e legati con il salice. I coltivatori, certificati dall'ente di controllo, rispettano rigorosamente il disciplinare di produzione e si autoindentificano con marchio inserito nella stoppa che lega tra loro i turioni. Nel logo, di colore verde, compaiono un mazzo di asparagi bianchi e il ponte palladiano, con delle sigle numeriche che riportano il produttore, il giorno di raccolta e confezionamento del prodotto. Tutto ciò è supervisionato dal Consorzio di Tutela dell'asparago bianco.

Principe delle tavole locali, è protagonista di varie manifestazioni nel territorio bassanese.

Caratteristiche tecniche dell'asparago di Bassano

Nome botanico: Asparagus officinalis L.: così Carlo Linneo (1707-1778), illustre scienziato svedese, chiamò la pianta. La parola officinalis indica che si tratta di una pianta con proprietà medicamentose e terapeutiche. L. ricorda invece Linneo, che classificò per primo questo vegetale.

Famiglia: l'asparago appartiene alla famiglia delle Asparagacee, considerata da vari autori una sottofamiglia delle Liliacee.

mazzo asparagi

Ciclo di coltivazione: è una pianta poliennale, cioè vive e produce per molti anni (8-15).

Porzione commestibile: germogli (turioni).

Il rizoma e le radici: il rizoma è un fusto sotterraneo, orizzontale, fibroso, fornito di gemme al centro, e di grosse radici cilindriche, carnose e lisce, paglierine, provviste di brevi radichette. L'insieme di rizoma, radice e gemme costituisce la zampa.

Il turione: botanicamente, non è altro che il vero fusto della pianta, provvisto di squame o foglie. Ma, colto prima della sua uscita dal terreno, rappresenta la prelibata parte commestibile. Con sistemi culturali diversi, si può ottenere bianco, rosato, violetto o verde.

I fiori, il frutto, i semi: se non vengono raccolti, i turioni diventano fusti ramificati di colore verde, muniti di foglie, ridotte a piccole squame, e di ramuscoli filiformi. In corrispondenza dei nodi di tali ramificazioni si formano i fiori, piccoli e solitari, campanulati e di colore giallo-verdastro. Il frutto è una bacca di colore verde all'inizio e poi scarlatta, grossa come un pisello, contenente 5 o 6 semi neri.

Vedi gli eventi sull'asparago o richiedi gli asparagi e altri prodotti tipici!

descrizione dell'asparago di bassano

Il disciplinare della Regione Veneto riporta nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali quanto segue: la denominazione ”Asparago Bianco di Bassano” designa i turioni di asparago riferibili all'ecotipo locale, rappresentato dalla varietà “Comune – o Chiaro – di Bassano”. 

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Regione Veneto definisce l'asparago di bassano

Nome del prodotto, compresi sinonimi e termini dialettali: ASPARAGO DI BASSANO
Territorio interessato alla produzione: Provincia di Vicenza nei comuni di Bassano del Grappa, Cartigliano, Cassola, Mussolente, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto, Nove, Tezze sul Brenta e Marostica.

La storia dell'asparago di Bassano

La coltivazione dell’asparago nel Bassanese sembra avere origini molto antiche e
numerose sono le citazioni documentali e le testimonianze derivanti dalla tradizione
popolare. “La scoperta dell’asparago è stata del tutto casuale. In data imprecisata,
pare nel cinquecento, una violenta grandinata avrebbe rovinato la parte aerea
della pianta; il contadino cercò allora di cogliere quello che rimaneva sottoterra
dell’asparago, cioè la parte bianca. Si accorse che era buona e da allora cominciò
a cogliere l’asparago prima che spuntasse da terra” (da: Antonio F. Celotto,
L’Asparago di Bassano, Neri Pozza Editore Vicenza, 1979). Un’altra leggenda
racconta che “Sant’Antonio da Padova aveva portato dall’Africa delle sementi dell’asparago.
Tornando da Bassano, dove era andato per ammansire il tiranno
Ezzelino, percorrendo la strada che congiunge Bassano a Rosà, cosparse tra le
siepi le sementi che rendono tuttora quella terra come la più indicata e feconda per
la coltura del turione”.
In una nota spese della Repubblica Veneta del 1534 relativa ad un banchetto organizzato
in onore di messer Hettor Loredan, è indicata la spesa che il Doge Andrea
Gritti sostenne per l’acquisto nell’agro bassanese di “sparasi mazi 130, lire 3 et
soldi 10”. Durante il concilio di Trento (1545-1563) i padri conciliari, che con il
numeroso seguito sostavano a Bassano, trovavano tra i prodotti locali anche “i
sparasi”. In un famoso dipinto del pittore veneziano Giovanbattista Piazzetta
(1682-1754) “La Cena di Emmaus” è ben visibile il piatto di asparagi preparato
secondo la tradizionale ricetta bassanese “sparasi, e ovi, sale e pevare, oio e
aseo” (asparagi e uova, sale e pepe, olio e aceto). Ancor oggi, nella tradizione
popolare il consumo di asparagi rimane legato al periodo primaverile ed alla
Pasqua: un noto detto locale ricorda che “quando a Bassan vien primavera se
verze la ca’ e la sparasera” per la tradizionale “sparasada” che segue la festa.

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Mazzo asparagi bianchi di bassano del grappa dop